
Los Angeles sera del 5 Giugno del 1968, all’Ambassador Hotel si è ritrovato l’intero staff e con esso i sostenitori del senatore Robert Kennedy, il quale ha appena vinto le elezioni primarie democratiche (da non confondere con quelle dem in salsa italiana, in America le primarie sono veramente serie e selettive).
Dopo aver vinto le primarie in California e in Dakota del Sud come candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito Democratico (rimontando significativamente sull’avversario Hubert Humphrey), Kennedy è vittima di un attentato ad opera di Sirhan Sirhan, un immigrato ventiquattrenne di origine giordano-palestinese, che gli esplose contro alcuni colpi di revolver calibro 22 mentre Kennedy camminava (attorniato da una folla di sostenitori) attraverso la cucina dell’Hotel Ambassador.
Ormai era sempre più vicina l’investitura ufficiale a candidato presidenziale unitario del Partito Democratico alla Convention di Chicago del prossimo mese di agosto per sfidare il repubblicano Richard Nixon nella corsa per la presidenza di novembre.
Il sogno della Nuova Frontiera americana inaugurata dal fratello presidente è sempre più vicina, Robert Kennedy è l’ unica speranza rimasta per un’America impantanata in Vietnam, sconvolta dai disordini razziali dopo l’assassinio di Martin Luther King a Memphis il 6 aprile 1968 e che ancora era rimasta sconvolta e scioccata dall’ assassinio a Dallas di cinque anni prima del presidente John Kennedy, fratello di Robert.
Robert Kennedy termina il discorso con la frase “ci vediamo alla Convention di Chicago” e si allontana dal salone dell’albergo gremito da sostenitori, iscritti, simpatizzanti e giornalisti venuti anche dall’estero per seguire la campagna elettorale dell’ex ministro della giustizia oramai prossimo a diventare presidente degli Stati Uniti in un momento tanto difficile per il paese che rasenta un clima infuocato da seconda guerra civile.
Purtroppo Robert Kennedy, come detto, non arriverà mai all’ appuntamento di agosto a Chicago e il suo sogno si interrompe tragicamente quella stessa notte quando viene colpito a morte dalle raffiche di pistola lungo i corridoi delle cucine dell’albergo. Il suo assassino presunto sarebbe un arabo palestinese di 24 anni, Sirhan – Sirhan che non avrebbe affatto gradito le posizioni filo israeliane assunte da Kennedy in occasione del conflitto arabo -israeliano della “Guerra dei 6 giorni”.
Robert Kennedy è gravissimo, verrà trasportato nel più vicino ospedale ed operato, ma morirà all’ alba del 6 giugno, a soli 42 anni. Il fratello presidente John, quando lo uccisero di anni ne aveva 46.
La morte di Robert Kennedy cambierà gli schemi politici: alla Convention di Chicago il partito democratico si spaccherà sulla candidatura di Hubert Humphrey, il vice presidente di Lyndon Johnson il ”texano di ferro “, accusato di essere il responsabile dei bombardamenti con il Napalm contro la popolazione civile dei Viet Cong e della crescente escalation del conflitto nel sud-est asiatico che vedeva ogni giorno tanti giovani americani perdere la propria vita per un conflitto che non era il loro. Quella candidatura provoca proteste e contestazioni che sfoceranno in violenti scontri con la polizia, quel giorno si registrarono feriti gravi tra i giovani dimostranti. I delegati democratici vengono scortati dalle forze dell’ordine per non essere aggrediti.
L’escalation di morte in Vietnam peserà talmente sulle elezioni presidenziali di novembre del 1968 che ad essere eletto sarà, appunto, il repubblicano “reazionario” e fanatico Richard Nixon.
Con Nixon alla Casa Bianca si avrà la lunga stagione delle operazioni segrete della CIA nei paesi del Sud America con i colpì di Stato e gli omicidi politici in chiave anticomunista e Antisocialista pur di affermare gli interessi economici americani in quegli Stati (i regimi militari di Augusto Pinochet in Cile e in Argentina con il generale Videla); lo scandalo del Watergate con i relativi dossieraggi degli avversari politici che porterà lo stesso Nixon e buona parte del suo governo alle dimissioni pur di evitare l’impeachment.
L’ America si scopre così essere non più innocente ma colpevole e con le mani sporche di sangue.
Robert Kennedy per la sua battaglia per i diritti civili, per una società fondata sulla equità e sulla giustizia sociale, per una politica estera fondata sull’uso della diplomazia e non delle armi, è più vicino alle idee del Socialismo o per meglio essere più chiari al Liberalsocialismo riformista e moderato di stampo europeo. Non è esagerato affermare che la morte dei due fratelli Kennedy rappresenti la fine del sogno di un’America Liberalsocialista moderata, progressista, riformista e solidale verso le classi sociali più umili e povere.
Solo un Socialista poteva essere tanto critico verso il PIL che “Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.”
“Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.”
“Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”
“Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.”
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.”
Da un discorso tenuto da Robert Kennedy presso l’Università del Kansas, 1’8 marzo 1968.
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