
IL I GOVERNO CRAXI (1983-1986)
Il 4 agosto del 1983 nacque il primo governo italiano a guida socialista con a capo Bettino Craxi. Il governo più longevo della prima Repubblica (Craxi I dal 1983 al 1986 e Craxi II dal 1986 al 1987).

Fu un periodo di stabilità politica, di crescita economica, di rilancio internazionale del Paese, di significative riforme sociali.
Fra le altre ricordiamo l’istituzione del Ministero dell’ambiente, il nuovo Concordato con la Chiesa (1984), e il taglio della scala mobile (1985) mentre tra le operazioni portate a termine la risoluzione della crisi di Sigonella (1985) e l’ingresso a pieno titolo dell’Italia nel G7.
Accanto a sé, sui banchi dell’esecutivo, Craxi vuole tutti i maggiori esponenti politici dell’epoca, tranne il suo acerrimo “nemico” Ciriaco De Mita, segretario della Dc. La squadra, tra gli altri, comprende: Arnaldo Forlani alla vicepresidenza, Giulio Andreotti ministro degli Esteri, Oscar Luigi Scalfaro agli Interni, Mino Martinazzoli alla Giustizia, Giovanni Spadolini alla Difesa e Gianni De Michelis al Lavoro. Craxi ottiene la formazione di un “consiglio di gabinetto” ristretto, tra i principali ministri e leader della maggioranza, che possa fungere da “camera di compensazione” per scaricare le tensioni tra gli alleati.
La navigazione del governo Craxi è stata spesso travagliata da prove che sembravano insormontabili. Diversi sono stati i provvedimenti presi da quell’esecutivo che hanno fatto storia. Il primo è la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa, fermo ai patti Lateranensi del 1929. Il documento viene firmato il 18 febbraio a Villa Madama, dal segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli e da Craxi. Per la prima volta la religione cattolica non è insegnamento obbligatorio nelle scuole e le famiglie possono avvalersi della facoltà di scegliere se i propri figli debbano essere dispensati durante l’ ora di religione per frequentare attività didattiche alternative.
Il governo pensa a un taglio della scala mobile. La Cgil, spalleggiata dal Pci, si mette però di traverso. Ma Craxi, spronato da Cisl, Uil e dal ministro del Lavoro De Michelis, tira dritto e il 14 febbraio vara il suo provvedimento antinflazionistico, tagliando tre dei dodici scatti di contingenza previsti nel 1984. La risposta di Cgil e Pci è durissima: organizzano una grande manifestazione di protesta e raccolgono le firme per il referendum abrogativo. Il presidente del Consiglio, però, non si tira indietro e a un giornalista che gli chiede se fosse pronto alle dimissioni in caso di vittoria dei sì all’abrogazione, risponde: “Un minuto dopo”. La consultazione è fissata per il 9 giugno 1985: vincono i no all’abrogazione della legge sul taglio della scala mobile sono il 54,3%, mentre i sì si fermano al 45,7%. Il governo Craxi è salvo.
L’episodio più noto di quegli anni, probabilmente, è quello relativo alla ‘crisi’ di Sigonella, base aerea Nato in Sicilia. I caccia americani avevano costretto ad atterrare lì un volo su cui c’erano quattro palestinesi, accusati di aver sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro, e ucciso un passeggero, Leon Klinghoffer, ebreo e cittadino statunitense. Una volta fatto atterrare l’aereo, gli uomini della Delta Force statunitense lo circondano immediatamente, armi in pugno. L’obiettivo era quello di catturare i palestinesi e portarli negli Usa per processarli. Craxi la vede diversamente: i reati sono stati commessi a bordo di una nave italiana, quindi in territorio italiano, ed è Roma a dover decidere se e chi estradare. Così invia i carabinieri, che circondano a loro volta i militari americani. Dopo una telefonata tra Craxi e Ronald Reagan, il presidente americano decide di far ritirare i propri uomini.
Un indiscutibile successo a livello internazionale, forse il più grande, il governo Craxi lo ottiene all’inizio di maggio del 1986 in occasione del G7 in programma a Tokyo. Allora il G7 era di fatto un semplice recettore delle decisioni prese dai ministri del Tesoro del G5, di cui facevano parte Usa, Giappone, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest, ma da cui erano escluse Italia e Canada. L’obiettivo italiano è di cancellare il G5, trasferendone i poteri al G7. Se gli Stati Uniti sono favorevoli, però, i Paesi europei non vedono di buon occhio l’allargamento del club. A Tokyo viene così predisposta una bozza di superamento del G5 finanziario, ma la delegazione italiana, guidata dal leader socialista, non la trova abbastanza chiara e chiede al direttore generale della Banca d’Italia di modificare il testo. Ottenuta la nuova bozza, Antonio Badini (ambasciatore che fa parte dello staff di Craxi) ricorda di essersi precipitato “davanti la porta della sala dove erano in riunione i leader, e – intravista Isabella Randone, l’interprete di Craxi – le feci cenno di uscire. La incaricai di dire al presidente di farmi entrare e nel frattempo chiedere a Reagan di fare interrompere la discussione in corso. Tutto si giocava sul filo dei minuti, poiché alcuni dei ministri del Tesoro stavano lasciando la sala dei lavori. Entro e su incarico di Craxi mostro a Reagan la frase da cambiare. Reagan chiese al suo assistente di far chiamare con urgenza James Baker (segretario del Tesoro americano, ndr), che arrivò dopo neanche tre minuti”. Arrivato Baker, Reagan gli chiede di modificare il documento come richiesto dall’Italia. Viene soppresso il G5 come organo ausiliario del G7 per gli aspetti finanziari.
Nel frattempo, infatti, il segretario democristiano De Mita ha affilato le armi per andare all’assalto di Palazzo Chigi. Il passaggio chiave è il congresso Dc del maggio 1986, che lo incorona segretario per la terza volta. A giugno il governo va sotto per 24 volte nelle votazioni a scrutinio segreto. L’ennesimo incidente di percorso, durante il voto sul decreto legge della finanza locale, il 27 giugno, induce Craxi alle dimissioni da presidente del Consiglio. Segue un mese di stallo e poi un nuovo governo Craxi, che durerà 260 giorni dal 1° agosto 1986 al 18 aprile 1987.
IL II GOVERNO CRAXI (1986-1987)
Il Governo Craxi II è stato il quarantatreesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo della IX legislatura.

Rimase in carica dal 1º agosto 1986 al 18 aprile 1987 per un totale di 260 giorni, ovvero 8 mesi e 17 giorni.

Ottenne la fiducia dal Senato della Repubblica il 6 agosto 1986 con 181 voti favorevoli e 114 contrari.
Ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati l’8 agosto 1986 con 352 voti favorevoli e 227 contrari.
Diede le dimissioni il 3 marzo 1987 per poi reiterarle il 9 aprile a causa del rifiuto di Craxi di accettare il Patto della staffetta fatto con De Mita.
“Non esiste nessun patto. Avevo l’intenzione di giungere a una certa data, a ridosso, in vista del congresso del mio partito; poi ci sarebbero state le normali trattative per formare un governo di coalizione. Ma adesso mi sembra diventato più difficile questo cambio. Si stracciano le vesti ma lavorano come talpe.»
(Craxi ai giornalisti, 17 febbraio 1987)
Il secondo governo di Bettino Craxi nasce con quello che la stampa definisce il patto della staffetta.
L’accordo, stretto con Ciriaco De Mita, limita l’esecutivo a guida socialista fino a marzo, mese in cui la mano dovrà essere passata a un presidente democristiano che dovrà condurre il parlamento alla scadenza naturale della legislatura. Di questo accordo, oltre ai due leader, è testimone il solo deputato democristiano Riccardo Misasi e non c’è niente di scritto. Dopo mesi di omertà sull’argomento della staffetta si comincia a parlare insistentemente alla fine dell’anno, e si fa il nome di Andreotti per la successione. Sia il PSI, sia gli altri alleati di governo, tuttavia, non considerano l’operazione automatica, la subordinano a una rinegoziazione dei patti e del programma di governo, e tutto finisce con le clamorose dichiarazioni televisive di Craxi, che manda tutto a monte e presenta le dimissioni.
Al governo Socialista dimissionario di Bettino Craxi succede il 18 aprile 1987 un governo monocolore DC a guida Amintore Fanfani, presidente del Senato che conclude la sua lunga attività di politico con questo anomalo esecutivo che porta il paese fino alle elezioni politiche di quell’ anno. Il governo rimase in carica dal 18 aprile al 29 luglio 1987, per un totale di 102 giorni, ovvero 3 mesi e 11 giorni.
Contava al suo interno 21 ministri con portafoglio, 4 ministri senza portafoglio, 2 sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri e 31 sottosegretari ai vari ministeri, per un totale di 59 membri (incluso il Presidente del Consiglio).
L’esecutivo, composto da soli esponenti della DC e tecnici, non ottenne la fiducia alla Camera dei deputati a seguito di un voto quasi surreale: un governo monocolore democristiano che ottenne la fiducia da socialisti, socialdemocratici e radicali, che da quel governo erano esclusi, mentre i democristiani si astennero. Pertanto Fanfani diede le dimissioni appena 10 giorni dopo il suo insediamento, provocando lo scioglimento anticipato delle Camere. Questa fu l’ultima esperienza di Amintore Fanfani a Palazzo Chigi.
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Per una curiosa coincidenza i 2 governi Socialisti di Bettino Craxi videro la luce nel mese di Agosto, e come il celebre imperatore Ottaviano Augusto sono rimasti vivi nella memoria di ogni italiano perché hanno avuto un grande merito storico, avere traghettato l’ Italia dal decennio insanguinato degli anni di piombo culminato con la strage della stazione di Bologna del 2 Agosto 1980 ad un decennio improntato sulla rinascita e sul riscatto di una nazione che voleva lasciarsi alle spalle il suo passato tragico (il sequestro e il delitto Moro) per guardare al presente con ottimismo, determinazione e rimboccandosi le mani senza più piangersi addosso. In questo decennio degli anni 80, con particolare riferimento al governo Socialista di Bettino Craxi, l’ Italia conobbe importanti riforme sociali e, sul piano internazionale, si conquistò meritatamente un posto di rilievo tra le grandi potenze europee, al punto tale da rivendicare la propria sovranità nazionale e indipendenza di politica estera innanzi al minaccioso e invadente gigante Americano (la lunga notte di Sigonella).
Tanti altri programmi, rimasti incompiuti, si sarebbero potuti realizzare con un terzo governo Socialista di Bettino Craxi che avrebbe potuto traghettare il paese nel nuovo decennio degli anni 90 per affrontare con lo stesso decisionismo, la stessa autorevolezza, la stessa determinazione le sfide insidiose che erano dietro l’ angolo (l’ ingresso nell’ euro e nella UE). Invece i governi del centrosinistra degli ex catto-comunisti dell’Ulivo e del PD (ad eccezione di quelli di Silvio Berlusconi) si sono improntati su un atteggiamento di perenne rassegnazione, permissivismo, allarmismo, esagerato buonismo e accondiscenza verso Bruxelles, verso la NATO e verso Washington.