A cura del Prof. Pietro Roccaro

Giacomo Matteotti, sin da giovane dimostrò di essere un leader dalle qualità innate, a tal punto da scalare rapidamente le gerarchie locali, diventando ben presto figura egemone del Partito socialista. Nel 1919 fu eletto deputato, fino alla morte nel giugno 1924.

Uomo dalla personalità libera e indipendente, per le sue qualità di leader fu avversato dalla stampa liberale e cattolica.  Ma fu poco amato anche dai suoi competitori interni al partito, restò solo anche fra i suoi.

Matteotti inizialmente socialista massimalista era divenuto un riformista. Venne infatti espulso dal partito nel 1922, diventando segretario del Partito Socialista Unitario (poi socialdemocratico). Comprendendo più di altri il pericolo del regime autoritario nascente propose un governo di larghe alleanze con i cattolici, ma l’opposizione parlamentare era divisa e il suo appello non soltanto cadde nel vuoto ma risultò essere arrivato ormai troppo tardi.

Pagò personalmente con la vita i suoi veementi discorsi alla Camera contro i brogli e le violenze degli squadristi fascisti durante le elezioni del 1924 e per il suo appello ad annullare quelle elezioni:

Il Presidente della Camera: “Onorevole Matteotti, se ella vuole parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente”.

Giacomo Matteotti: “Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente! Presidente”.

Giacomo Matteotti quel 30 maggio 1924 mentre pronunciava il suo appassionato e coraggioso “Je Accuse” rivolgendosi al governo e a Benito Mussolini in persona, veniva lasciato solo alla Camera a fare le sue denunce senza che nessuno dei suoi colleghi dell’opposizione, con la sola eccezione del gruppo dei socialisti  di Filippo Turati e del Partito Socialista Unitario pronti a rispondere agli insulti provenienti dai banchi dei fascisti, lo sostenesse o lo difendesse.

Ricordiamo che lo stesso Antonio Gramsci appellò Matteotti  “peregrino del nulla”, non avendo mai tollerato il rifiuto del deputato socialista di costituire un fronte comune con i comunisti che considerava essere affetti dalla stessa visione autoritaria e liberticida della società. “Il nemico è attualmente uno solo, il fascismo. Complice involontario del fascismo è il comunismo. La violenza e la dittatura predicata dall’uno, diviene il pretesto e la giustificazione della violenza e della dittatura in atto dell’altro”.

Fu assassinato il 10 giugno 1924 e l’eco internazionale dell’omicidio fece per un momento tremare il regime, finché lo stesso Duce, il 3 gennaio 1925, intervenne alla Camera attribuendosi “la responsabilità morale e politica dell’accaduto”, dinanzi ad un Parlamento ormai inerme. Iniziò da quella data la fase dittatoriale con l’emanazione delle “leggi fascistissime” e la trasformazione dello Stato Liberale in Stato Corporativo o Fascista.

Matteotti pagò con la vita la sua solitudine politica, ma il suo pensiero era lungimirante (parlava già di Europa unita in tempi non sospetti e criticava la pace punitiva dei Trattati di pace di Versailles del 1918 nei confronti della Germania, ammonendo che avrebbe portato ad una nuova guerra).

Infine come molti storici hanno più volte rilevato Matteotti fu antifascista ma fu anche anticomunista, perciò non può essere l’uomo di tutti a convenienza e pertanto la stessa sinistra, quella che si richiama alla cultura del PCI non può riconoscersi in Lui, perché Giacomo era un socialista riformista, non un massimalista, né tantomeno un comunista.

“Restiamo ognuno quel che siamo: voi siete comunisti per la dittatura per il metodo della violenza delle minoranze: noi siamo socialisti per il metodo democratico delle libere maggioranze”.

“Non c’è quindi nulla di comune tra noi e voi”. (Estratto dalla LETTERA DI GIACOMO MATTEOTTI AL PCI).

Il più grande errore che è stato commesso in questi anni da una parte dei socialisti che gravitano nella sinistra PD è stato quello di aver permesso che gli ex Gramsciani o Togliattiani si impadronissero dell’eredità politica, del pensiero di Matteotti fino a farlo diventare una parte della loro storia.

I comunisti stiano con i comunisti e i socialisti stiano con i socialisti. Il Nuovo Psi ha lo scopo sin dalla sua fondazione, di preservare ciò che è legittimamente storia, patrimonio e appartenenza del Socialismo italiano e Giacomo Matteotti appartiene a noi Socialisti, nel nostro partito sono presenti in buona parte le sue idee Liberali, Riformiste e Socialiste. In ogni consigliere comunale, dirigente locale e semplice militante che in ogni parte d’Italia ha il coraggio di impegnarsi e di denunciare le storture della politica cittadina, rivive lo spirito solitario, di uomo libero e indipendente di Giacomo Matteotti. Noi NPSI non lo abbiamo mai dimenticato e non consegneremo mai la sua eredità politica alla sinistra comunista e radicale, ma la difenderemo da ogni possibile strumentalizzazione.    

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Di Staff

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